Sunday, February 2, 2014

Persa in un deserto, qualcuno mi soffia un po' di sabbia contro, ridendo, senza cattiveria, ed un pezzo di vetro mi colpisce, piccolo come un granello ma grande abbastanza da attraversare la carne e ferire il cuore, e su quella distesa dorata il sangue si mescola alle lacrime.
Perché piangi? mi chiede Emily Nine. Era solo un granello.
Lo so. Ma mi ha fatto sanguinare.
Nessuno sanguina per una cosa tanto piccola.
Io sì.
Ma come possono saperlo coloro che soffiano la sabbia?
Non lo sanno perché è impossibile sanguinare per una cosa tanto piccola.
Se lo sapessero non la soffierebbero?
Non lo so, Emily. Non lo so. So solo che sanguino, ma tu sola vedi gemme scarlatte sulla mia pelle e acqua nei miei occhi, perché il vento mi avvolge nella sabbia e nessun altro vede.
Se vedessero si fermerebbero a guarirti?
Credo di no, Emily. Perché dovrebbero? Non capirebbero comunque perché sanguino, un granello è troppo piccolo per fare tutto questo male.
Ma non sei sola, io capisco le tue lacrime e sono qui con te, guarirò la tua ferita e ti terrò la mano fino a quando le tue lacrime si asciugheranno. Io ti farò stare meglio.
Non puoi, Emily.
Perché?
Perché tu non esisti.
Sono di fronte a te.
No, sei dentro di me, nella mia testa. Questo e null'altro.
Ed un altro frammento di vetro va a conficcarsi lì, in profondità nel mio cuore, procurando un altro taglio, una nuova ferita in un cuore a brindelli che porto battente nel petto, pieno di schegge di vetro e grondante sangue, che nessuno può vedere. Persa nel deserto dipingo un sorriso sul mio volto quando mi colpiscono con la sabbia. Se lo fanno per ferirmi non devono sapere di esserci riusciti. Se lo fanno senza cattiveria non devono sapere che un granello può uccidermi. Nessuno capirebbe, tranne la ragazza la cui mano pallida stringe la mia, la ragazza che nessuno può vedere perché vive nella mia testa. E le sue mani eteree non possono fermare il sangue perché premendo sulla ferita il flusso di rubini le passa solo attraverso.



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